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Informare - Ott 2002

Informare, ascoltare

Questo impegno inizia nel luglio 2002, dopo aver divulgato “Che Fare?”, le due lettere inviate ai Ds di Signa.

Tengo a sottolineare che la richiesta di un incontro con la segreteria voleva aprire un confronto, voleva tendere una mano, voleva richiamare una attenzione carica di voglia di allargare un dibattito necessario ad intraprendere una discussione interna ed un collegamento con i cittadini.

I contatti che si sono susseguiti sono stati molto utili, le riflessioni e gli approfondimenti sono stati necessari e positivi.

Gli ultimi contatti con i componenti della segreteria avevano attribuito il ritardo del mancato incontro dovuto agli impegni con le Feste dell’Unità in corso, e le ferie alle porte, ciò doveva concretizzarsi in settembre. Nel frattempo nel paese, si sono infittiti i rapporti con iscritti e simpatizzanti. Questo lavoro aveva determinato l’ipotesi di aprire un discorso in tutta la sinistra, con alcuni avevamo programmato un dibattito pubblico al circolo ritenendo positivo aprire una serie di iniziative con tutti i cittadini.

Poi l’incontro con i Ds sembra arenarsi, si continua a sostenere che non è stato possibile trovare il tempo.                Tante belle parole, buoni propositi, sospesi ad un filo.

Bisognerebbe far finta di non intendere! 

Ritengo invece voler ricercare con ulteriore insistenza un rapporto per affrontare oggi e non domani quanto è interesse di tutti i cittadini, per non continuare ad accettare “decisioni pericolose prese da pochi a nome di un “partito”.

E’ mia premura e metodo non lasciare nel vuoto impegni presi, è mia convinzione ricercare negli altri il dialogo per sgombrare dubbi e malintesi, per accrescere ed arricchire il livello di qualità del confronto.

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Il rammarico del mancato accoglimento delle richieste di colloquio di maggio, giugno e luglio si è ulteriormente allargato, è diventato collettivo, ha rafforzato una volontà crescente. Il messaggio lanciato ha prodotto tantissimi contatti e voglia di fare poiché non è seguita alcuna decisione, nella sostanza.

- sulla viabilità e la conseguente insoddisfazione e penalizzazione di tante famiglie che sono state private del diritto al lavoro e al peggioramento della qualità di vita.

- sulla misura insufficiente della corsia preferenziale inferiore alle norme vigenti e contro la legalità e la sicurezza dei cittadini.

- sul metodo autoritario, programmato e senza preavviso per le attività commerciali, privo di un rapporto democratico con i cittadini interessati e penalizzati.

Il tempo passa e la situazione peggiora, aumenta la subordinazione, l’accettazione di decisioni altrui e di compromessi.

Le scelte sbagliate imposte senza il necessario confronto hanno determinato L’ALLONTANAMENTO DI MOLTI e non sono finite. Cosa c’è nel “PATTO PER SIGNA”!

La sciagurata insistenza sta portando all’isolamento dei pochi rimasti in disaccordo e senza alcuna prospettiva. Cosa ASPETTIAMO?

Quando c’è il dissenso è utile che questo si manifesti alla luce del sole, quando il consenso è pressoché inesistente è necessario un ulteriore approfondimento per comprendere le ragioni dell’espressione del fine senza forzature.

Necessita saper interpretare le ragioni di una linea, attraverso una discussione profonda, deve scaturire dal contributo delle convinzioni individuali una fusione di una volontà condivisa, affinché le potenzialità in campo possano lavorare insieme.

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L’allarme che si avverte nella società ha bisogno di rafforzare e non frenare quel processo nuovo per accogliere con entusiasmo e senza sospetto la ricchezza e la riflessione che arriva.

Esiste un limite, un confine, un dovere verso gli iscritti, verso i simpatizzanti, verso tutti i cittadini.                                                           

La democrazia non può essere limitata alle riunioni  congressuali e alle foto per le elezioni amministrative.

*Il partito si presenta oggi impoverito negli strumenti di formazione e comunicazione, con una vita interna poco partecipata e democratica. E’ fallito il modello di direzione leaderistica, di una “democrazia di mandato” fondata su deleghe in bianco a ristretti gruppi di comando e deboli sistemi collettivi di formazione delle idee e delle decisioni.

*Bisogna rinnovare con coraggio i gruppi dirigenti, aprendo le fila a nuove generazioni di giovani, di donne,  di lavoratori, di intellettuali.

*Necessita restituire agli iscritti il potere di partecipare, decidere, verificare linea e modo di fare del partito, di selezionare candidature in modo democratico e di promuovere gruppi dirigenti rinnovati e aperti alla società.

 

Per L'Unità della Sinistra

non perdiamoci di vista

l’Unitàil manifesto,  Liberazione

 

E NON FINISCE QUI!

 

Marcello Fiaschi – Tel. 055 8734473 – Cell. 347 4080170                                

E-mail : marcello.fiaschi@tin.it

 

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Informare - Ott 2002

 

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