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Consiglio Comunale  -  venerdì 08 aprile 2005  (12^ seduta)

Intervento del consigliere Fiaschi Marcello - Consiglio comunale 8 aprile 2005 - 12^ seduta - CITTA’ DELLA PIANA 

Giunge in ritardo questo documento politico-programmatico e soprattutto ci sembra che abbia girato poco e male non solo tra la gente ma anche tra gli addetti ai lavori. Sono troppo importanti le questioni locali per ogni singola amministrazione per metterle in discussione in un contesto più generale. Si esprime l’eventuale necessità di creare uno strumento con una visione nell’interesse territoriale, ma poi si assiste ad una riunione di routine fra i singoli addetti.

Le esperienze passate ci inducono alla prudenza: questi organismi, infatti, è vero che possono diventare un ulteriore volano di democrazia e partecipazione, ma possono altresì, se affrontate nella maniera sbagliata, divenire uno spauracchio di delegati a traino di pochi, come nella gestione di alcuni servizi per allontanare i cittadini dalle istituzioni.       

Peraltro il documento, anche se stilato negli ultimi dodici mesi, ci sembra già datato. La velocità in cui gli avvenimenti si presentano è impressionante e spesso ci travolgono ancor prima di essere affrontati. Purtroppo si assiste alla lentezza degli organi  preposti e alla carenza delle forze politiche per operare positivamente nei processi di innovazione e trasformazione che investono la società e spesso ci limitiamo a subire e inseguire le conseguenze. Si dice che bisogna assumersi le responsabilità amministrative all’altezza di un proficuo sviluppo territoriale e non si riesce a frenare la crisi che avanza e aumenta la precarietà e la disoccupazione.

Intendo dare spazio a questo tema e cercherò di fare un esempio, per dimostrare in sintesi come si è giunti alla situazione attuale, con le responsabilità di troppi. E' troppo comodo dare la colpa al governo centrale e governare regioni e comuni senza dare le risposte necessarie.  

Ora è chiaro a molti che non era la soluzione a tutti i problemi quel famoso mercato flessibile che si è voluto far credere.

Il Nord-Est era stato portato come modello e propagandato come sistema alternativo e abbiamo visto che è fallito. Ora chiudono fabbriche intere e la disoccupazione dilaga creando impoverimento nella popolazione.

I governi dei due schieramenti si succedono e si continua a svendere i beni dello Stato, Poste, Ferrovie, Autostrade per far ingrassare coloro che non vogliono fare impresa. Altri chiudono e continuano a produrre in altri paesi, Romania, ecc. Le multinazionali passano sopra i governi e la situazione continuerà a peggiorare.

Si è fatto breccia su falsi obiettivi contro le amministrazioni pubbliche per svenderle o renderle meno incisive e si parla di liberismo.

La flessibilità è stata inventata e introdotta per i lavoratori dipendenti e sta investendo il ceto medio e le piccole imprese. Questo non è il libero mercato e il propagandato liberismo, questo è il mercato dei grandi poteri occulti e delle multinazionali che travolgerà gli esseri umani e la democrazia. 

L’immigrazione difesa a parole dal centrosinistra non ha trovato rispondenza nella realtà in quanto gli immigrati sono stati immessi sul mercato per abbassare il costo del lavoro e soprattutto per togliere i diritti.

L’immigrazione respinta a parole dalla destra ha limitato alcuni diritti ma è stata accolta per gli stessi motivi del costo del lavoro e sfruttamento. Insomma, intendo dire che centrosinistra e destra hanno fatto la propria campagna per convincere i propri elettori, ci danno i numeri, ma il risultato sulla flessibilità è stato il medesimo: immettere mano d’opera a basso costo per maggior sfruttamento di tutte le classi più deboli. 

I Sindacati e alcune forze della sinistra hanno difeso il diritto dell’art. 18, il governo ha varato la legge Biagi e il risultato è sotto gli occhi di tutti.  

Ho inteso fare una sintesi per tornare sul nostro territorio.

Noi cosa abbiamo fatto? Abbiamo svenduto perfino le farmacie comunali e non certo perché erano in crisi. Tutti d’accordo, sono state svendute alla Gehe, multinazionale tedesca.

Poi abbiamo accettato con grande entusiasmo la grande distribuzione commerciale che si basa essenzialmente sulla vendita di prodotti con lo sfruttamento di lavoratori di paesi più poveri. Equivale a renderci tutti consumatori e non produttori con diritti. E’ stato dato il via politico e amministrativo, sono state concesse troppe licenze, una a me una a te, una a loro.

Da una parte c’era chi strillava contro il Patto per l’Italia di Berlusconi, e l’Informatore della Coop dell’Ottobre 2002, di fronte alle critiche di tanti soci, rispondeva: “la decisione di firmare l’accordo con il Governo è stata presa a maggioranza nell’esecutivo della Legacoop, con il voto contrario di tutte le cooperative toscane presenti. Il Consiglio di amministrazione della Unicoop Firenze ha approvato all’unanimità un documento in cui non si condivide la firma del patto.”

Comunque le coop assicurarono che non sarebbe stato applicato ai dipendenti.

Come è andata a finire? Quel documento vale carta straccia per difendere al momento la decisione presa. Poi, nella sostanza, non si assumono più dipendenti e sono in servizio part-time.

Nel dicembre 2002 fu criticato e considerato un attacco alla sinistra un documento reso pubblico (pubblicato tuttora sul sito www.perlasinistra.it)

Poi molte persone hanno capito che quella scelta era un attacco rivolto alle classi lavoratrici, all’occupazione e ai diritti acquisiti e valeva la pena di riflettere. Chi aveva programmato tutto, oggi guarda il risultato soddisfatto, chi è rimasto deluso della leggerezza e rincorre la modernizzazione, ci da ragione, una ragione che non ci consola. 

Quel che è stato fatto e non fatto spero possa servire come insegnamento per quanto dovremo fare.    

Non è sufficiente trovare scusanti derivanti dalle politiche internazionali, nazionali e regionali per lo sviluppo territoriale.

E’ necessario dare le risposte alla crisi che si sta prospettando, dare un effettivo contributo, laddove non fossero necessarie le competenze delle amministrazioni è essenziale capirne le ragioni, dare l’allarme e dar voce per spingere verso le istituzioni centrali.

Non possiamo continuare a fare gli ordini del giorno congiunti quando le aziende chiudono e licenziano i dipendenti.    

Si può governare in tanti modi, ma non basta governare a nome di uno schieramento politico, è necessario ragionare con la gente. 

A questo proposito ho potuto apprezzare (partecipando al CC di Campi B.) la coerenza e la posizione presa dalla Dott.ssa Alunni, sui tagli ai Comuni, con la posizione di chiara disapprovazione, sia quando c’era al governo centrale il centrosinistra prima e la destra poi.  

Negli altri comuni, si parla e si discute da anni della città della piana.  Purtroppo non è stato così nel nostro comune dove ci viene proposta la discussione e l’approvazione nella seduta attuale.

E’ difficile parlare di democrazia e partecipazione a Signa. In questo comune si continua a ritenere inutili le commissioni consiliari, non si calendarizzano gli incontri con la cittadinanza, non si riesce a pubblicare in rete civica gli atti amministrativi ed altro. Ma la questione più grave risulta essere un’ apertura ad oggi solo a parole, e quasi mai nei fatti, al dialogo tra l’attuale maggioranza e le forze di sinistra radicale.

Nonostante tutto, noi continuiamo a chiedere un confronto aperto, convinti di fare una cosa giusta nei confronti del paese e dei cittadini che ci hanno eletto. Pertanto chiediamo un coinvolgimento sul documento politico-amministrativo e sulle scelte di coordinamento di indirizzo e programmazione per la nascita di uno strumento che garantisca le forme di democrazia nella fase di elaborazione portando ad una struttura che vorremmo snella ma in continuo contatto e collaborazione con i consigli comunali.

Continueremo in ogni caso a informare i cittadini di quanto si svolge in questo Consiglio comunale.

La Proposta del Gruppo Consiliare "Unione per la Sinistra" sulla Città della Piana

Signa, 8 aprile 2005.

Il gruppo consiliare di UNIONE PER LA SINISTRA in merito all’ approvazione del documento Politico-Programmatico della costituenda “CITTA’ DELLA PIANA FIORENTINA”, sorvolando sui contenuti del documento di cui abbiamo già esposto analisi e critiche nel corso dell’ odierno dibattito, in vista della prossima formulazione dell’ ATTO COSTITUTIVO e dello STATUTO del nuovo ente sovracomunale sottopone al Sindaco ed al Consiglio Comunale di Signa ed ai Sindaci ed i Consigli Comunali di Sesto, Calenzano e Campi due proposte concrete: la prima nella forma e la seconda nel merito delle questioni all’ ordine del giorno:

1)       Trattandosi di andare a creare una nuova struttura la cui organizzazione verrà ad incidere profondamente sulla vita politica e democratica delle nostre future amministrazioni e volendo essere questo esperimento “pilota” di altre iniziative simili e collaterali crediamo che sia assolutamente necessario che la stesura dei documenti fondativi essenziali (appunto atto costitutivo e statuto) non vengano elaborati dalle attuali maggioranze ma da una commissione che rappresenti proporzionalmente l’interezza dei Consigli Comunali eletti (maggioranze e opposizioni) tanto da poter arrivare alla formulazione di testi ampiamente condivisi e soprattutto nello spirito costituzionale della rappresentatività generale dei soggetti coinvolti in materia di forme organizzative di democrazia.

2)       Sempre rimanendo nello spirito costituzionale riteniamo utile, ai fini della democrazia e della partecipazione, in una realtà che vede sempre più concentrato nei pochi il potere di rappresentanza (Governatori – presidenti di Provincia – Sindaci) e sempre più circoscritto il potere delle assemblee elettive, invochiamo l’ elezione del Presidente della “CITTA’ DELLA PIANA FIORENTINA” tra uno dei consiglieri in carica come espressione dei Consigli Comunali riuniti in assemblea plenaria. La forma sarà quella della maggioranza dei 2/3 in prima battuta e della maggioranza semplice in seconda, con durata della carica almeno per un periodo di dodici mesi e con il principio della rotazione tra comuni (il Consiglio Comunale che ha espresso il Presidente non potrà più candidare propri membri nelle successive 3 elezioni) e soprattutto rendendo INCOMPATIBILE la carica di SINDACO con quella di PRESIDENTE della Piana al fine di tenere ben distinte le due figure istituzionali e soprattutto garantendo la “neutralità” assoluta della nuova carica. Il Presidente, così nominato, coordinerà a sua volta una Giunta, di sua nomina, con funzioni di coordinamento e di indirizzo, evitando dunque pericolose sovrapposizioni di incarichi e di potere con le istituzioni canoniche (Comuni, Provincia, Regione). 

UNIONE PER LA SINISTRA -Gruppo Consiliare  di SIGNA

La seduta si è conclusa a tarda notte. (ore 1.00)

 

Consiglio Comunale  -  venerdì 08 aprile 2005  (12^ seduta)

 

 per la sinistra