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R E N A I   E   LA   MEMORIA

Renai: cos'era - cos'è? - cosa sarà?

L'Area denominata "I Renai" si estende in un'area pianeggiante circoscritta dai fiumi Arno e Bisenzio, tradizionalmente adibita ad uso agricolo. Negli anni sessanta iniziarono alcune attività di escavazione finalizzate all'estrazione ed alla successiva commercializzazione di sabbia e di altri materiali inerti. L'attività estrattiva fu interrotta nel 1977 a seguito di un'Ordinanza del Sindaco Dr. Pieracci.

R E N A I,  LA   MEMORIA  E  SIGNAcome

Nasce SIGNAcome - Dibattere e partecipare

chi siamo - Siamo un gruppo di cittadini signesi di tendenze progressiste. Abbiamo pensato, in seguito al risultato delle ultime elezioni amministrative, di prendere una iniziativa che rispondesse alle crescenti esigenze di partecipazione popolare. Abbiamo quindi realizzato la presente pubblicazione che è il frutto di un impegno collegiale e autonomo che intende collocarsi al di fuori di specifici interessi di gruppi politici.

Iniziava così la pubblicazione SIGNAcome nel novembre 1975.

Molte furono le adesioni e le questioni che fecero discutere e partecipare tanti cittadini. Per questo motivo abbiamo pensato di riproporre alcuni articoli.

Semplice come l'acqua - Novembre 1975

O acqua o cave - Gennaio 1976

CAVARE e RICAVARE - Aprile 1976

Vincolo Idrogeologico sui Renai - Giugno 1976

R E N A I  - Ordinanza n. 209 del 6 luglio 1977

Ordinanza n. 209 del 6 luglio 1977 - Il Sindaco di Signa Pieracci Dr. Stefano

 

a) considerato che nella zona comunale denominata “I Renai” viene esercitata una intensa opera di escavazione di sabbia e ghiaia ad opera delle seguenti ditte:

1) PIEMAG S.n.c. di Pierucci Aldo – Via Renai, 1 - SIGNA

2) SOC. BISENZIO S.a.s. di Dini G. & C. – Via G. Puccini, 17 – Lastra a Signa

3) SOC. SEISA S.r.l. Presidente Marzi Alfonso – Via B. Buozzi n° 140 – Campi Bisenzio

4) GHISA S.r.l. Presidente Guarducci Giovanni – Via dei Renai – Signa

5) PERUGI ANTONIO – Via Livornese, 580 – Lastra a Signa

6) BORGIOLI ESCAVAZIONI INERTI S.n.c. Rappr. Borgioli Enzo – Via Provinciale Francesca - Fucecchio

b) vista la relazione tecnica della Geotecno (Consulenza e servizi Geologici di Firenze) rimessa al Comune nel novembre 1975 ed eseguita in esecuzione dell’incarico conferitogli dal Comune con delibera della Giunta Municipale n. 918 del 30.12.1974;

c) considerato che la suddetta relazione abbia accertato la progressiva sempre più grave alterazione che tale attività di escavazione causa al sistema idrologico di una vasta zona del territorio comunale;

- considerata in particolare la gravità delle affermazioni e degli accertamenti tecnici contenuti nella suddetta relazione e che qui si trascrivono:

“Le escavazioni prossime agli alvei del Bisenzio e dell’Arno provocano un intenso richiamo di quelle acque contenenti un altro carico inquinante e che vanno a sostituire quelle a migliori caratteristiche derivanti da naturale filtraggio ……

Il danno peraltro non è circoscritto a I Renai; un grave pericolo si profila per le aree circostanti che accolgono opere pubbliche di primaria importanza come i pozzi degli acquedotti del Capoluogo e di S. Mauro a Signa.

Infatti la zona de I Macelli, difesa naturalmente dalle infiltrazioni delle acque superficiali del Bisenzio, è tuttavia collegata a livelli più profondi ………. Con con l’acquifero de I Renai.

Il carico inquinante delle acque di quest’ultima zona, sia pure lentamente ed attraverso un fronte discontinuo, può propagarsi ai pozzi dell’acquedotto. Tale richiamo è inoltre favorito dalla intensità dell’emungimento sulle falde interessate che ne ha altresì provocato un notevole abbassamento.

Nell’area di S. Mauro a Signa …….. i pozzi dell’acquedotto pescano nella falda inquinata de I Renai (livello 1)”.

d) Considerato che l’Ufficiale Sanitario del Comune aveva già in precedenza segnalato tali pericoli e comunque dichiarato di concordare sulle su riportate valutazioni della Geotecno.

e) Vista la relazione dell’Ufficiale Sanitario in data 2.7.77, con la quale si fa presente che esiste nella zona de I Renai, per l’escavazione tumultuosa e disordinata ivi condotta, il grave pericolo di inquinamento della falda freatica sottostante, dovuto ai moderni mezzi di escavazione ed alla mancata effettuazione, da parte delle ditte escavatrici, dalle opere di ripristino come descritto dall’art. 327 del T.U. delle Leggi Sanitarie 27.7.1934, n. 1265, invitando il Sindaco, per quel potere-dovere che gli è attribuito, a prendere tutti quei provvedimenti atti a prevenire un danno alla pubblica salute;

f) considerato che tutti i tentativi dell’Amministrazione Comunale per conciliare l’interesse delle Ditte escavatrici e delle persone a cui esse danno lavoro con una adeguata tutela all’igiene del suolo e dell’abitato mediante una adeguata limitazione e regolamentazione delle attività di escavazione della sabbia nella zona predetta, sia nella sua dislocazione di estensione territoriale della sua entità e nelle cautele tecniche da adottare, sulla base di accordi con le Ditte interessate, non hanno a tutt’oggi avuto successo.

g) Considerato infine che anche recentemente, sia pure in concomitanza con esondazioni del Bisenzio (che costituiscono tuttavia eventi naturali facilmente ripetibili) si sono verificati episodi specifici, assai preoccupanti per il grave rischio che essi comportano per l’inquinamento delle acque dell’acquedotto comunale;

h) Visto il disposto dell’art. 202 del T.U. 27.7.1934 n. 1265 in materia sanitaria (“sono proibite quelle opere le quali modifichino il livello delle acque sotterranee o il naturale deflusso di quelle superficiali, in quei luoghi nei quali tali modificazioni siano ritenute nocive dalle disposizioni contenute nei regolamenti locali di igiene”), nonché il disposto dei commi 2°, 3° e 4° dell’art. 34 del Regolamento di Igiene e sanità approvato dal Comune con la delibera 215 del 13.12.1974 e comunque anche il disposto dell’art. 47 del precedente Regolamento di Igiene;

i) Visto il potere- dovere che compete al Sindaco ai sensi dell’art. 152 n. 3 per l’osservanza delle disposizioni di legge e di regolamento in materia di igiene pubblica;

l) Visto l’art. 217 del T.U. 27.7.1934 n. 1265 che attribuisce al Sindaco il potere-dovere di prescrivere le norme di applicare per impedire o prevenire il danno o il pericolo di danno alla salute pubblica derivante da immissioni industriali e considerato che l’escavazione della sabbia intensamente effettuata nella zona I Renai determina il serio rischio di inquinamento ai pozzi dell’acquedotto comunale per infiltrazioni delle acque superficiali dei fiumi circostanti;

m) Vista, comunque, l’urgenza di provvedere a tutela della igiene e della Sanità pubblica ai sensi dell’art. 153 del T.U. 4.2.1915 n. 148 e/o dell’art. 55 del T.U. 3.3.1934 n. 383;

O R D I N A

) Tutte le Ditte indicate alla lettera a) della premessa dovranno presentare anche unitariamente, entro e non oltre 45 giorni dalla data di notifica della presente ordinanza, un preciso programma anche mediante una unica proposta delle cautele tecniche che ritengono di poter adottare per eliminare i rischi sopra segnalati, con particolare riferimento alla esatta individuazione (con planimetrie ed elaborati) delle zone entro le quali si impegnano a circoscrivere la loro attività di escavazione delle relative profondità di scavo e delle viabilità di accesso, delle quantità massime che si impegnano a prelevare in ciascuna zona, nonché dei progetti, tempi, modalità e materiali per gli intervanti dovuti di ripristino, con espressa riserva di dettare con successiva ordinanza le precise cautele o limitazioni – di zone o quantità – che appariranno necessarie – anche a modifica dei programmi presentati dalle ditte interessate – per eliminare i rischi indicati nella motivazione, nonché con riserva di invece ordinare la totale cessazione delle attività di escavazione in parte o in tutta la zona determinata “I Renai” , qualora non risultassero tecnicamente adottabili cautele e limitazioni idonee ad eliminare i rischi predetti.

) Tutte le ditte che alla data indicata al punto 1° non abbiano provveduto alla presentazione del programma ivi indicato, dovranno immediatamente sospendere ogni attività sino a che l’Amministrazione Comunale, con l’ausilio dei competenti organi tecnici regionali e/o statali o sulla base di uno studio affidato a esperti, non avrà potuto elaborare e prescrivere le limitazioni e norme tecniche ritenute idonee perché l’eventuale continuazione delle attività di escavazione possa avvenire senza pregiudizio della igiene e sanità pubblica.

3°) L’Ufficio Tecnico Comunale e l’Ufficio di Polizia Municipale, sono incaricati dell’esecuzione della presente ordinanza.-

Signa, li 6 luglio 1977

                                                                                Il Sindaco

                                                                        (Pieracci Dr. Stefano)

SIGNAcome - Vincolo Idrogeologico sui Renai  -  Giugno 1976

Consigli Comunali

Dalle parole ai fatti

Vincolo Idrogeologico sui Renai: le cose cominciano a mettere le gambe

Con coerenza e decisione la giunta, come tutti i consiglieri di maggioranza e minoranza, salvo una eccezione, hanno energicamente preso di petto un problema obbiettivamente anche difficile. Il Consiglio Comunale del 24/5 ha deliberato di proporre alla Regione il vincolo sui Renai "allo scopo che sia difesa la parte di detta area non ancora interessata sistematicamente dalle escavazioni e che siano risanate e protette quelle aree che, per ristagno e filtrazioni profonde, costituiscono pericolo per le acque pubbliche profonde" e in considerazione (dice ancora la delibera) "che la struttura dei terreni dei Renai consente l'accumulo di riserve idriche". L'Ass. Marchetta ha specificato che questo vincolo é la conseguenza dei risultati di uno studio scientifico affidato, dalla precedente amministrazione (dic. 74) alla Geotecno. Da questo studio risulta il grave pregiudizio che le escavazioni arrecano all'equilibrio quantitativo e qualitativo delle riserve idriche disponibili per Signa e per le zone circostanti. Il Sindaco ha tenuto a precisare che questo provvedimento é stato deciso tenendo ben presente tutti gli aspetti che si legano realisticamente al problema; cioè l'aspetto dell'occupazione operaia e dell'approvvigionamento del materiale. E in questo il Comune ha cercato la collaborazione e il confronto con le varie forze politiche, con gli imprenditori interessati, con i sindacati e con la commissione assetto territoriale. Tutti i consiglieri hanno approvato il provvedimento senza riserve. Da parte della D.C. si é chiesto anche se non fosse il caso accompagnare la proposta di vincolo con una ordinanza comunale di sospensione delle escavazioni in attesa del responso regionale alla proposta di vincolo. Solamente il consigliere Bigalli ha chiesto che prima di mettere questo vincolo si aspettasse la definizione della legge Regionale sulle cave e torbiere. Al che il Sindaco e l'assessore Marchetta hanno replicato che non c'é assolutamente legame fra le due cose e che "rimandare la questione sarebbe un modo per dimostrare che non crediamo a questo provvedimento"; oltretutto considerando che si concederebbero altri due anni circa ai cavatori (e in questi due anni si esaurirebbero tutti i Renai). Comunque il Consiglio comunale ha dimostrato la propria convinzione positiva votando all'unanimità questo coraggioso provvedimento. Diciamo all'unanimità dei presenti in quanto il consigliere Bigalli, come aveva annunciato, si é assentato dall'aula durante le votazioni sul provvedimento, lasciando nell'uditorio l'impressione di un dissenso piuttosto personale e privo di motivazione. Da notare che il senso e la proponibilità del provvedimento di vincolo nei Renai é stato ripreso sempre più specificatamente anche in una assemblea tenuta a S. Mauro quattro giorni dopo (28/5) a dimostrazione non solo che sta incalzando il problema in sé ma che si prendono anche opportuni provvedimenti sotto il profilo socio-culturale.

 

SIGNAcom'é -  CAVARE  e  RICAVARE  -  Aprile 1976

CAVARE E RICAVARE

Nei Renai la soluzione per l'acqua potabile. Intervista col sindaco. Imminente la chiusura delle cave: e ora, cosa ne facciamo dei Renai? Quanto costerà la loro ristrutturazione? Chi la pagherà?

Che per l'acqua sia la volta buona? Il Comune ha deciso di aprire nei Renai 5 nuovi pozzi, che dovrebbero assicurare al paese un rifornimento idrico sufficiente e continuo; per proteggere i pozzi si è vincolata la zona circostante di 28 ettari (vedi cartina), entro la quale non sarà possibile aprire nuove cave di sabbia. In un primo momento si era avuta la netta impressione che il Comune fosse partito con un intento preciso: sfruttare questo provvedimento anche come primo passo per la chiusura completa delle cave; ora sembra, invece, che fra le due cose non si voglia stabilire un rapporto diretto; l'unico scopo sarebbe quello di trovare l'acqua dove ancora c'é (nei Renai, appunto). Sta di fatto che l'apertura dei pozzi tira in ballo la questione delle cave: col vincolo, intenzionalmente o meno, si sono sottratti 28 ettari di terreno alle escavazioni e si sono toccati direttamente gli interessi dei cavatori. Ne é prova il fatto che subito dopo il provvedimento, nell'intervallo fra l'approvazione i Consiglio Comunale e la notifica alle imprese di escavazione, le draghe hanno "mangiato" una porzione di terreno destinato al vincolo, provocando un immediato e deciso, intervento del Comune. Nei giorni seguenti una quindicina di camionisti sono andati in Comune a parlare col Sindaco; altri contatti si sono tenuti in più occasioni e a vari livelli. La questione dei Renai, delicatissima per gli interessi che tocca, si sta avviando ad una soluzione definitiva, sollevando però molti dubbi e interrogativi. Per avere dettagli e chiarimenti abbiamo intervistato il sindaco;

IL GIOCO DELLE CAVE NELLA "ISOLA DEL TESORO"

L'intervista del Sindaco vuole evidentemente sdrammatizzare il problema. Questo può essere opportuno; ma la questione non é liquidata perché rimane ancora aperta a certi sviluppi e vedremo quali. Per affrontare le prospettive occorre fare alcune riflessioni. Riguardo alla relazione esistente fra acqua e cave il sindaco dice che "dimostrarla è impossibile". Intanto ci chiediamo se é dimostrabile (o é dimostrato) il contrario. Cioè se é dimostrato che NON CI PUO' ESSERE relazione. In altre occasioni (dibattito sulla sanità 18 dicembre) il sindaco riconosceva che "le escavazioni hanno profondamente alterato l'equilibrio idrogeologico della zona" e anche che (intervista a l'Unità 20 marzo) "le acque inquinate dei fiumi finiranno per riversarsi sui Renai". Allora ci chiediamo: l'equilibrio idrogeologico e l'inquinamento non hanno relazione con la quantità e la qualità dell'acqua? Ad ogni modo, anche se la situazione non parlasse abbastanza da sé stessa, siamo autorizzati a credere che senza le cave avremmo un acquifero nei Renai "che oggi poteva rappresentare una riserva d'acqua a livello comprensoriale" (rapporto della Geotecno Settembre 75). Non si tratta solo di un'ipotesi di pericolo o di una "pesante ipoteca sull'assetto idrogeologico della zona" (intervista a l'Unità); c'é un danno generale, effettivo che stiamo già scontando: "... sconvolto un equilibrio ... compromesso un acquifero ... impoverita la capacità depurativa del terreno ... compromessi i pozzi da un processo irreversibile (di inquinamento) .." (Rapporto Geotecno). In vista di soluzioni per le cave si può anche minimizzare, ritenendo che "non c'é interesse a far guerra a nessuno"; ma prima valutiamo quanto il passato può condizionare il futuro e le prospettive a cui più sopra accennavamo.

Costi pubblici e guadagni privati. Chi paga i costi delle ricerche della Geotecno? Chi paga i costi dei nuovi pozzi, del rifornimento idrico per autobotti, dell'impianto di depurazione ecc.? Non ci sono dubbi che sono costi pagati dalla collettività. E c'é un costo ancora più grave che viene pagato in termini sociali culturali e politici. Viene pagato in termini di non partecipazione dei cittadini e di sfiducia collettiva nelle istituzioni democratiche. Fra queste due realtà, il paese e il cavatore, é il cavatore ad aver vinto, con decisione e iniziativa, anche una battaglia politica. E questo perché il paese non é mai stato in grado di conoscere i veri termini della questione e potere così interloquire con tutto il peso che può avere una pubblica opinione. Nell'intervista a l'Unità si dice che "l'Amministrazione lotta da anni per fronteggiare il problema". Se ha fatto questo fino dall'inizio é segno purtroppo che ha sempre perso. Forse si dimostra così che, per vincere la forza dei cavatori, é mancata anche una più diffusa coscienza politica e popolare. Forse, con il concorso di quella coscienza pubblica del problema, si sarebbe potuto imporre almeno una "programmazione" e una limitazione delle escavazioni. Ma tutto questo, naturalmente, andava considerato fino dalle prime battute perché, dopo, ad avere la meglio é stata la solita logica ferrea del profitto e il solito ricatto dell'occupazione, della crisi in corso e delle case da costruire.

Situazione allarmante. "La situazione é allarmante; gli scavi indiscriminati non devono andare più avanti" dice ancora il Sindaco in un'altra intervista (Paese sera 2.4.76). Al momento della intervista al nostro giornale il sindaco riteneva "che la situazione non sia drammatica per niente" e sosteneva che neppure rapporti con i cavatori erano drammatici. In fondo diceva, siamo "in una fase preliminare in cui bisogna studiare, vedere, esaminare". Ora si riconosce che, come dicevamo noi di SIGNAcome, la situazione é grave: Che si sia aggravata in questi venti giorni? Oppure ora si può parlare di allarme perché é intervenuta una ragione per non temere più l'opposizione dei cavatori e i contraccolpi di una crisi? Ma allora: a quali condizioni i cavatori, considerato il loro potere, rinuncerebbero allo sfruttamento di questi ultimi cento ettari (un terzo ormai dei Renai)? Da una parte stentiamo a credere che il "giuoco delle cave" sia finito e dall'altra siamo indotti ad avere fiducia in una Amministrazione questa volta evidentemente più impegnata. Si apre un nuovo capitolo.

Nuovo capitolo: utilizzazione dei Renai. E' un capitolo che andrebbe scritto fin dall'inizio in carattere di partecipazione, per evitare che una eventuale nuova situazione venga, ancora una volta "subita" dalla popolazione. E qui si lega, come dicevamo, il passato al futuro. Quale può essere la futura "utilizzazione" dei Renai "da inserire sul Piano Regolatore Generale)? "Le soluzioni vanno trovate in un programma di intervento dell'Ente Locale" dice il sindaco a "Paese sera" del 2 aprile. La prospettiva é l'uso pubblico; dal verde alle attrezzature sportive e ricreative" dice il consigliere Bacchetti a l'Unità del 20 marzo, anticipando, sembra, gli orientamenti per quella zona. Ammettendo che sia scartabile l'uso agricolo, diventerebbe proponibile l'uso pubblico. Ma si affacciano subito gli interrogativi. Quale verde? Quali attrezzature sportive e ricreative? Maneggio? Pesca? Chi concorre alle attrezzature pubbliche? Come saranno gestiti quegli impianti? Quanto costerà poi l'accesso a queste attrezzature pubbliche? Come saranno gestiti quegli impianti? Quanto costerà poi l'accesso a queste attrezzature pubbliche? Non sarà che dopo aver tanto cavato si torna a ricavare di nuovo con molti vantaggi per i singoli e ben pochi vantaggi per la collettività? In questa maniera la collettività non finirebbe mai di pagare il prezzo dello sfruttamento dei Renai. Si prospetta quindi un problema di metodo più importante, ci sembra, se meditato alla luce delle considerazioni critiche fatte più sopra. Il metodo cioè di come si affronta la discussione di questo nuovo capitolo dei Renai con tutta la popolazione. E' per contribuire a questa discussione sulle nuove prospettive che abbiamo proposto le riflessioni e le valutazioni necessarie prima che tutto il paese affronti le proposte che verranno fatte nel merito della questione.

Intervista al Sindaco.

Cosa sta facendo attualmente il comune per risolvere il problema dell'acqua?

Si é deliberato di battere cinque pozzi nella zona dei Renai e di collegarli al resto dell'acquedotto con una tubatura fino ai Macelli, dove si prevede di istallare il depuratore (demanganizzatore e deferrizzatore). Qui farebbe capo poi l'intera rete idrica. A progetto ultimato (entro un anno) si dovrebbero avere 1500 litri di acqua al minuto (anziché gli 800 attuali), in modo da poter servire il 100% della popolazione; cosa comunque necessaria, poiché vari pozzi privati potrebbero esaurirsi, a causa dell'abbassamento generale della falda acquifera. Il costo dell'opera sarà di circa 100 milioni, disponibili a breve termine (sei o sette mesi) perché erano già stati chiesti per il metano. Intanto si parte subito con un "pozzo pilota" per verificare la quantità e la qualità dell'acqua. I cinque nuovi pozzi saranno aperti in una zona dei Renai dove c'é ancora il "coperchio" d'argilla che protegge la falda dalle piene del Bisenzio. E abbiamo dovuto porre il vincolo su questa zona di 28 ettari, per proteggere sia il coperchio di argilla sia la sabbia sottostante, necessaria al filtraggio delle acque. Stiamo battendo anche nuovi pozzi e verificando quelli vecchi, sia pubblici che privati; é stato inoltre incaricato l'Ing. Gozzini di verificare tutta la rete dell'acquedotto per risolvere i problemi di distribuzione. Però, a lunga scadenza, la soluzione del problema starà nella utilizzazione delle acque superficiali. A questo proposito stiamo battendo due strade: una é l'inserimento di Signa nello "Schema 23" (diga di Bilancino); l'altra è costituita dallo sfruttamento diretto delle acque dei laghi dei Renai. In quest'ultimo caso bisognerà costruire argini intorno ai laghi per proteggerli dalle piene; cosa per ora impossibile, poiché i Renai sono vincolati come bacino di espansione delle piene del Bisenzio. Lo sfruttamento dei laghi sarebbe comunque molto costoso, sia per questi argini, sia per grossi problemi di potabilizzazione.

E' vero, come detto da fonti competenti, che esistono rapporti fra cave e mancanza di acqua? Questo é un problema complicato. Dire che attualmente c'é una relazione non vuol dire niente; e dimostrarlo é impossibile. Per ora c'é solo il rischio che le cave distruggano la falda dei Renai e che la inquinino, se le escavazioni proseguiranno indefinitivamente. Per ora questo non é successo. Il problema é di salvaguardare la falda che abbiamo ancora, impedendo fra l'altro, che si tolga troppa sabbia; altrimenti si potrebbe correre il rischio di inquinare la falda profonda. Le altre falde infatti, quelle esterne ai Renai, sono finite e non ce ne sono di nuove.

Ma allora, se le escavazioni rappresentano un rischio, come intende il Comune affrontare questo problema? L'obbiettivo principale é quello di far cessare le escavazioni in modo che non si verifichino danni né di inquinamento né di distruzione delle falde, senza creare problemi di occupazione e gravi conseguenze sull'edilizia. Il recupero della zona sarà inserito nel Piano Regolatore che speriamo di adottare entro l'anno. Sarà una utilizzazione pubblica; quella agricola pare ben difficile perché richiederebbe il ripristino totale del territorio (cioè, si dovrebbero riempire le buche con terra-argilla cosa da escludere perché, essendo la terra impermeabile, "sarebbe davvero la distruzione delle falde" n.d.r.).

Ma nell'attesa di questa definizione del Piano Regolatore, il Comune come interviene? La legislazione in merito é molto intricata; dopo il passaggio parziale dei compiti alle Regioni non é stato chiarito integralmente il problema delle competenze. Il Comune può solo segnalare agli organi competenti le cose che sembrano irregolari (profondità di escavazione, vicinanza ai fiumi, scarico di rifiuti, ecc.) Il Comune sta molto attento a queste cose. Abbiamo fatto anche una segnalazione per la distanza delle cave dal Bisenzio; Il Corpo delle Miniere e il Genio Civile hanno poi verificato che si era effettivamente scavato troppo vicino all'argine. Stiamo inoltre controllando che vengano rispettate le strade vicinali. Oltre a questo niente altro si può fare, sul piano legale-amministrativo, che aspettare una precisa legislazione nazionale e regionale (attualmente allo studio in Parlamento).

Come hanno reagito i cavatori e gli operai al progetto del vincolo? Abbiamo parlato con gli operai ed abbiamo avuto una serie di contatti con le organizzazioni sindacali, sia a livello di zona che provinciale, anche per verificare che siano le aziende a sobbarcarsi la situazione, dividendo fra loro le difficoltà come finora si sono divise gli utili. Il problema dell'occupazione é comunque di modesta entità: 9 o 10 persone. Quanto alle imprese, nell'intervallo fra la delibera e la notifica del vincolo (6 giorni), hanno continuato le escavazioni anche dentro la zona vincolata; ma si é trattato di un pezzetto da nulla. I rapporti con i cavatori non sono drammatici; abbiamo discusso anche con loro. Ci avevano chiesto uno spostamento della zona; ma abbiamo chiarito che la cosa é improponibile, in quanto la scelta é basata su motivi tecnici riguardanti l'acqua. Non c'é interesse a far la guerra a nessuno.

 

SIGNAcome  -  O acqua o cave  -  Gennaio 1976

O acqua o cave

Le cave dei Renai sono la causa principale della scarsità di acqua potabile. E' indispensabile un immediato intervento perché la situazione non si aggravi irreparabilmente.

Siamo stati sollecitati ad approfondire il problema dell'acqua, sia verbalmente sia tramite lettere pervenute al giornale da molti cittadini. Poiché da parte dell'Amministrazione non abbiamo avuto nessun riscontro a seguito del precedente articolo su questo tema, siamo stati costretti a interessarci direttamente della questione attraverso notizie e documenti di esperti in materia. Si dice che Signa è povera di acqua; possiamo invece affermare che il nostro territorio era, per caratteristiche naturali, uno dei più ricchi di risorse idriche. Se oggi la situazione idrogeologica della zona si è modificata da un punto di vista quantitativo e qualitativo ciò è imputabile alle indiscriminate escavazioni nei Renai. Eccone le conseguenze: - l'asportazione dello strato di terra per ampie superfici provoca una intensa evaporazione di acqua, che è richiamata dalla falda sottostante; quest'ultima, in tal modo, si impoverisce progressivamente; - le draghe più vicine all'Arno e al Bisenzio richiamano dai due fiumi acque molto inquinate; queste vanno a mischiarsi con la naturale falda freatica che é così sottoposta a un lento processo di inquinamento; - la asportazione di grandi masse di terreno elimina una naturale barriera filtrante agli inquinanti chimici e biologici; - il riempimento delle cave con materiali di scarico impermeabili e inquinanti, quali terra e immondizie varie, ha diminuito la capacità di assorbimento delle acque piovane e ha provocato una notevole interruzione idraulica in una falda originariamente continua. Conseguentemente quella che fino a poco tempo fa poteva essere considerata una riserva idrica eccezionale - non solo per Signa, ma addirittura per tutto il comprensori - é sulla via di essere irreparabilmente compromessa, sia per quantità che per qualità. Purtroppo il danno non é circoscritto alla zona dei Renai; un grave pericolo si presenta per le zone circostanti, dove sono i pozzi degli acquedotti di Signa e di San Mauro. Infatti la zona dei Macelli, difesa naturalmente dalle infiltrazioni delle acque superficiali del Bisenzio, a livelli più profondi è collegata, grazie anche allo sfondamento del pancone argilloso provocato da alcune cave, con lo stesso acquifero dei Renai. Così il carico inquinante delle acque sottostante i Renai si sta propagando, anche se lentamente, alle falde che alimentano l'acquedotto: questo processo é favorito dal fatto che l'acqua viene attinta in maniera continua, senza dare tempo alla falda stessa di rimpinguarsi. Per quello che riguarda il pozzo di San Mauro, si tenga presente che l'acqua viene attinta direttamente dalla stessa falda dei Renai. Oggi quindi tutti i pozzi dell'acquedotto risultano compromessi da un processo irreversibile e con tendenza ad aggravarsi nel tempo. Per rallentare questo processo degenerativo è assolutamente indispensabile: 1) far cessare le escavazioni nei Renai; 2) procedere a un parziale risanamento idrogeologico che protegga gli acquiferi esistenti; 3) sospendere tutte le operazioni di riempimento con materiali non idonei. A quanto ci risulta l'Amministrazione Comunale avrebbe svariati strumenti di intervento giuridico di cui potersi avvalere nella questione. Naturalmente è da tenere in conto anche l'importanza sociale che oggi hanno le cave per quanto concerne il personale addetto. Non ci risulta invece che tale zona sia irrununciabile riguardo all'approvvigionamento di sabbia: con i prezzi in vigore si potrebbe prelevare materiale da altre zone, certamente meno vicine e meno comode, ma sempre con un buon utile per le imprese di escavazione. Noi crediamo certo di avere esaurito l'argomento con quanto sopra. Ma poiché il problema ha caratteristiche di urgenza e di gravità crediamo sia opportuno stimolare la discussione e cercare un chiarimento proficuo, prima di tutto per la popolazione, che é sottoposta a disagi notevoli (non ultimo é il disagio economico, dato che ogni famiglia deve approvvigionarsi di acqua potabile attraverso altre fonti, purtroppo sempre costose). Siamo consapevoli che la Amministrazione Comunale non può fare miracoli; a questo punto però le si impone una scelta, immediata e non equivoca, fra i due termini di fondo della questione: tutelare il diritto (legittimo, forse) di una esigua minoranza di cavare sabbia, o tutelare il diritto di tutti i cittadini a godere di un bene naturale e indispensabile come l'acqua.    

SIGNAcome -  Semplice come l'acqua  -  Novembre 1975

Semplice come l'acqua

si dice; invece niente di più difficile sul piano dei problemi concreti di mille Comuni in Italia. A Signa l'acqua ci è nemica: poca e, quando c'è, sporca, imbevibile. Ci chiediamo: è possibile rendersi conto di come stanno le cose nel nostro Comune e sapere se ci possiamo aspettare, e quando, un servizio più decente? Bisogna innanzi tutto tenere presenti alcuni dati oggettivi: - consumo sempre maggiore - impoverimento delle falde - struttura disorganica dell'acquedotto - necessità di sempre maggiori interventi - situazione deficitaria della finanza locale - problemi di difesa dell'inquinamento - dimensione comprensoriale del problema acqua. Entriamo in tema. Attualmente viene erogata solo la metà del fabbisogno di acqua (1000 litri al minuto contro i 2000 necessari). Cosa viene previsto circa il potenziamento dell'acquedotto? A breve termine si prevede di battere nuovi pozzi, ma ciò non assicurerà la autosufficienza idrica per il paese. Il problema sarà probabilmente risolto in maniera definitiva se Signa entrerà nel consorzio di Comuni (Firenze, Campi, Calenzano, Sesto ecc.) che dovrebbe realizzare un acquedotto intercomunale che prenda acqua dalla diga di Bilancino (come previsto dallo " schema 23"); ma questa non è certo una soluzione a breve scadenza. Per il momento c'è in ponte uno studio approfondito (affidato alla GEOTECNO) sulla disponibilità di acqua nel sottosuolo di Signa (vedi Consiglio Comunale): prima si studia, poi si programmerà e si farà. E' giusto. Non si potrebbe fare un piano organico di intervento senza conoscere una documentata situazione idrogeologica. Lo studio della GEOTECNO dovrebbe essere completato anche da una analisi sull'inquinamento e sulla relazione fra disponibilità di acqua e attività escavatoria nei Renai. E' questo un aspetto fondamentale della questione. Poniamoci infatti una domanda: se i Renai non fossero stati devastati dalle draghe, avremmo più acque dai rubinetti? A questo proposito c'è che senza aspettare il responso tecnico e documentato della GEOTECNO, da per scontato che questa relazione esiste, che le cave dei Renai sono una delle cause principali dell'impoverimento idrico del nostro sottosuolo. La questione è molto seria: c'è un problema di ragionevole equilibrio da rispettare; bisogna non tollerare più che si violenti la natura (o la si sfrutti oltre il limite) contro le nostre più elementari necessità. C'è anche chi "propone" di sfruttare i laghi dei Renai prendendo acqua "sopra" le cave (giacché, forse, sotto non ce n'é più). Ma quanta se ne potrebbe succhiare, e quanta ne ritornerebbe nei laghi? E quando viene una piena? Si fa una diga fra Arno, Bisenzio e Renai? E quanto costa? Certamente tanto per il Comune. C'é poi la questione dello stato dell'acquedotto; questo, come si sa, è nato male: è venuto su a pezzi e bocconi senza una programmazione; ed é un secchio pieno di buchi. Anche a questo proposito ora si parla di programmazione, di inserire la questione nel Piano Regolatore Generale. E' certamente un fatto positivo: domani altri non soffriranno i nostri guai. C'é però una contraddizione tremenda: si allunga la necessità di intervento del Comune, mentre si accorcia la finanza locale (lo Stato taglia e il Comune con cosa cuce?). Intanto se il cittadino deve farsi un'idea, interloquire, partecipare, occorre che sia meglio informato su tutto quello che riguarda i termini della questione. Si prende intanto atto che sono stati messi i "comparatori" per il controllo del cloro, che ci sono due controlli giornalieri e che si fanno (o si stanno per fare) analisi chimiche dei pozzi. Si prende atto che è in progetto di due "deferizzatori" (costo: 100 milioni circa) per filtrare l'acqua e togliere il ferro e il manganese (in tal modo l'acqua dovrebbe restare chiara). Che tempi sono previsti per l'attuazione di questo programma a breve termine? Quando si conosceranno i risultati dello studio della GEOTECNO?     

R E N A I   E   LA   MEMORIA

Renai: cos'era - cos'è? - cosa sarà?

L'Area denominata "I Renai" si estende in un'area pianeggiante circoscritta dai fiumi Arno e Bisenzio, tradizionalmente adibita ad uso agricolo. Negli anni sessanta iniziarono alcune attività di escavazione finalizzate all'estrazione ed alla successiva commercializzazione di sabbia e di altri materiali inerti. L'attività estrattiva fu interrotta nel 1977 a seguito di un'Ordinanza del Sindaco Dr. Pieracci.

R E N A I

 

 per la sinistra